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CAPIAMO MEGLIO COME SI OTTIENE LA PENSIONE DI REVERSIBILITA'

 

 

Che cosa sono la pensione ai superstiti e la reversibilità? Chi ne ha diritto? Qual è la differenza? Come fare domanda? Una guida per rispondere a tutti i vostri dubbi.

 
 
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La perdita di una persona cara rappresenta un dolore immenso e in molti casi può trasformarsi anche in un vero e proprio problema economico. Questo tipo di pensione è infatti stata introdotta per tutelare le vedove che non avevano una propria pensione e alla morte del marito restavano senza entrate. Al fine di far fronte a queste drammatiche situazioni esistono quindi la pensione ai superstiti e la reversibilità. Vediamo cosa sono e chi ne ha diritto, partendo da una differenza molto semplice.
 
La pensione ai superstiti è una prestazione economica erogata dall’INPS in favore dei familiari del:
 
pensionato (pensione di reversibilità);
lavoratore (pensione indiretta).
La pensione indiretta spetta ai componenti del nucleo familiare del deceduto se questi aveva maturato almeno 15 anni di contributi o se era assicurato da almeno 5 anni, di cui almeno 3 versati nei cinque anni precedenti alla data di morte.
 
Come spiega il sito dell’INPS, se il lavoratore non aveva maturato detti requisiti, il superstite del lavoratore assicurato al 31.12.1995 può richiedere l’indennità per morte entro un anno dalla data del decesso del lavoratore assicurato, se:
 
il lavoratore deceduto non aveva ottenuto la pensione;
non sussiste per nessuno dei superstiti il diritto alla pensione indiretta per mancato perfezionamento dei requisiti richiesti;
nei 5 anni precedenti la data di morte risulta versato almeno un anno di contribuzione.
Il superstite di lavoratore assicurato dopo il 31.12.1995 può invece richiedere l’indennità una-tantum, se:
 
non sussistono i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione indiretta;
non ha diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale, in conseguenza della morte dell’assicurato;
è in possesso di redditi non superiori ai limiti previsti per la concessione dell’assegno sociale.
L’INPS specifica altresì che il diritto all’importo in questione è soggetto alla prescrizione decennale.
 
Chi ne ha diritto?
La pensione ai superstiti spetta:
 
al coniuge superstite, anche se separato: se il coniuge superstite è separato con addebito, la pensione ai superstiti spetta a condizione che gli sia stato riconosciuto dal Tribunale il diritto agli alimenti;
al coniuge divorziato se titolare di assegno divorzile;
ai figli (legittimi o legittimati, adottivi o affiliati, naturali, riconosciuti legalmente o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge) che alla data della morte del genitore siano minorenni, inabili, studenti fino a 21 anni o fino a 26 anni se universitari e a carico alla data di morte del medesimo;
i nipoti minori (equiparati ai figli) se a totale carico degli ascendenti (nonno o nonna) alla data di morte dei medesimi.
In mancanza di questi legami parentali (quindi in assenza di coniuge, figli e nipoti) la pensione può essere erogata ai genitori d’età non inferiore a 65 anni, non titolari di pensione, che alla data di morte del lavoratore e/o pensionato siano a carico del medesimo. In mancanza anche dei genitori, la pensione può essere erogata ai fratelli celibi inabili e sorelle nubili inabili, non titolari di pensione, che alla data di morte del lavoratore e/o pensionato siano a carico del medesimo.
 
Si può perdere il diritto?
Sul sito dell’INPS è spiegato che si perde il diriitto alla pensione ai superstiti nei seguenti casi:
 
quando il coniuge contrae nuovo matrimonio (in tal caso al coniuge spetta solo l’una tantum pari a due annualità della sua quota di pensione, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio. Nel caso che la pensione risulti erogata, oltre che al coniuge, anche ai figli, la pensione deve essere riliquidata in favore di questi ultimi applicando le aliquote di reversibilità previste in relazione alla mutata composizione del nucleo familiare);
per i figli minori, al compimento del 18° anno di età;
per i figli studenti di scuola media o professionale che terminano o interrompono gli studi e comunque al compimento del 21° anno di età. La prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli studenti, il superamento del 21° anno di età e l’interruzione degli studi non comportano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione;
per i figli studenti universitari che terminano o interrompono gli anni del corso legale di laurea e comunque al compimento del 26° anno di età. La prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli universitari e l’interruzione degli studi non comportano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione;
per i figli inabili qualora venga meno lo stato di inabilità;
per i genitori qualora conseguano altra pensione;
per i fratelli e le sorelle qualora conseguano altra pensione, o contraggano matrimonio, ovvero venga meno lo stato di inabilità;
per i nipoti minori, equiparati ai figli legittimi, valgono le medesime cause di cessazione e/o sospensione dal diritto alla pensione ai superstiti previste per i figli.
Come fare domanda?
La domanda per richiedere la pensione (valida anche per richiedere i ratei di pensione maturati e non riscossi dal deceduto) può essere inoltrata solo telematicamente, tramite:
 
sito web dell’INPS (accesso con PIN);
contact center (803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico);
patronati e intermediari dell’INPS.
Una volta accolta la domanda, la pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del lavoratore o del pensionato, a prescindere dalla data di presentazione della domanda.
 
Qual è l’importo?
Come si calcola l’importo della pensione? In base alla pensione dovuta al lavoratore deceduto o della pensione in pagamento al pensionato deceduto applicando le percentuali previste dalla legge n. 335/95:
 
60%, solo coniuge;
70%, solo un figlio;
80%, coniuge e un figlio ovvero due figli senza coniuge;
100% coniuge e due o più figli ovvero tre o più figli;
15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.
La somma delle quote non può essere superiore al 100% della pensione che sarebbe spettata al deceduto.
 
In virtù della norma anti-badanti (legge n. 111/2011), dal 1 gennaio 2012 si riducono (tranne quando ci sono figli minori, studenti o inabili) le pensioni ai coniugi superstiti se:
 
il deceduto abbia contratto matrimonio ad un’età superiore a 70 anni;
la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni;
il matrimonio sia stato contratto per un periodo di tempo inferiore a 10 anni.
Se il matrimonio è stato contratto per un periodo superiore a 10 anni non c’è alcuna riduzione, viceversa la riduzione è del 10% per ogni anno che manca al limite dei dieci anni (0,83% per ogni mese).
 
Inoltre, la pensione può essere ridotta per incumulabilità con redditi del beneficiario.
 
Redditi Percentuali di riduzione
Reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l’importo mensile in vigore al 1° gennaio 25% dell’importo della pensione
Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l’importo mensile in vigore al 1° gennaio 40% dell’importo della pensione
Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l’importo mensile in vigore al 1° gennaio 50% dell’importo della pensione
L’INPS specifica che l’incumulabilità non si applica in presenza di contitolari appartenenti allo stesso nucleo familiare.
 
Se il titolare di un assegno sociale diventa titolare di pensione ai superstiti, perde il diritto all’assegno, revocato dalla data di decorrenza della nuova pensione.
 
Per l’anno 2013 le riduzioni previste sono le seguenti:
 
nessuna riduzione fino a € 19.321,77;
riduzione del 25% da € 19.321,77 a € 25.762,36;
riduzione del 40% da € 25.762,36 a € 32.202,95;
riduzione del 50% oltre € 32.202,95.
Pensione privilegiata/Pensione privilegiata di reversibilità
Il Decreto Legge n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge n. 214/2011, all’art. 6 ha abrogato gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata.
 
Tuttavia, per il personale appartenente alle Forze Armate (Esercito, Marina e Aeronautica), all’Arma dei Carabinieri, alle Forze di Polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria) e militare (Guardia di finanza), al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e soccorso pubblico, il riconoscimento dell’equo indennizzo e della pensione di privilegio continuano ad essere disciplinati dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 201/2011 (6 dicembre 2011).