Controllo fiscale e contenzioso tributario

                                                                                 

CONTENZIOSO

Nel caso di ricevimento di cartelle di pagamento che contestano il mancato pagamento, parziale o totale, di imposte o tasse, anche riferite a tributi locali, o avvisi di accertamento, è opportuno rivolgersi presso gli uffici del Caf Cisl per effettuare un primo controllo sull'esattezza della contestazione. Nel caso in cui tali somme risultassero non dovute, i nostri uffici sono in grado di assistere il contribuente nella predisposizione e presentazione delle istanze che si rendessero necessarie. È possibile ottenere inoltre la stessa assistenza e consulenza anche nel caso di richieste di rimborso per imposte pagate in eccesso e non dovute.
È fondamentale, per questo tipo di pratica, la tempestività nel rivolgersi ai nostri uffici, per evitare il rischio di perdere il diritto a presentare ricorsi o istanze per decorrenza dei termini.

 CONTROLLO FISCALE E CONTENZIOSO TRIBUTARIO 

Scheda informativa

L’attività di controllo del corretto adempimento degli obblighi fiscali dei contribuenti rientra tra i compiti istituzionali affidati all’Agenzia delle Entrate ed è finalizzata a contrastare i fenomeni evasivi ed elusivi e a favorire l’adempimento spontaneo del contribuente(tax compliance). Da un lato, quindi, l’Agenzia ha il compito di contrastare i comportamenti fiscalmente non corretti e, dall’altro, di provocare un effetto dissuasivo che stimoli al massimo l’adesione spontanea.
Per verificare il regolare adempimento degli obblighi tributari, l’Agenzia delle Entrate adotta diversi strumenti di controllo: i controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni fiscali, gli inviti al contraddittorio e i questionari, le attività istruttorie esterne (per esempio, controlli mirati e verifiche fiscali), le indagini finanziarie, l’attività di tutoraggio nei confronti delle imprese di più rilevante dimensione, ecc….
Utilizzando questi metodi spesso si giunge alla rettifica della posizione reddituale del contribuente che viene formalizzata attraverso l’avviso di accertamento; si tratta di un atto con il quale l’Agenzia delle entrate chiude il controllo e rappresenta il risultato dell’attività istruttoria e dei singoli metodi accertativi utilizzati (per le persone fisiche, ad esempio, l’accertamento sintetico del reddito complessivo; per gli imprenditori, sempre in via esemplificativa, l’accertamento contabile o induttivo).
L’attività di accertamento può prendere le mosse dall’acquisizione di elementi presso il contribuente (verifiche, ispezioni, accessi, richieste di documenti, questionari, ecc.) oppure dagli elementi in possesso dell’Agenzia delle Entrate (dichiarazioni, atti registrati, comunicazioni varie).
Le conclusioni di queste attività istruttorie vengono sempre portate a conoscenza del contribuente attraverso degli atti che, in maniera esaustiva, riportano la motivazione della pretesa, le maggiori imposte dovute, le sanzioni. In questi stessi atti vengono rese note le modalità per sanare le anomalie riscontrate e per chiedere, nelle ipotesi in cui il contribuente abbia fondate ragioni per ritenere non corretta la pretesa dell’amministrazione, un intervento dell’ufficio per l’annullamento dell’atto in autotutela oltre alle modalità e ai tempi per difendersi davanti al giudice tributario.
Gli atti derivanti dai controlli
A seconda del tipo di attività di controllo effettuata (controllo sulle dichiarazioni, verifica fiscale, eccetera), il contribuente può essere raggiunto dai seguenti atti:
comunicazione di irregolarità
invito al contradditorio
processo verbale di constatazione

 

                                                                                                  

Gli atti derivanti dai controlli

Il contribuente può essere invitato dall’Agenzia delle Entrate ad avviare un contraddittorio su un’ipotesi di pretesa fiscale e sui motivi che l’hanno determinata.
Se il contribuente accetta il contenuto dell’invito (ossia la pretesa tributaria contenuta nello stesso), beneficia di un regime sanzionatorio agevolato (le sanzioni sono ridotte a un sesto del minimo previsto per legge).
Nel caso in cui, invece, il contribuente non intende aderire al contenuto dell’invito - rinunciando, in tal modo, al regime sanzionatorio agevolato - può recarsi presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate nel luogo e nella data stabiliti, per avviare il contraddittorio, e fornire elementi o dati che consentano di modificare in tutto o in parte la pretesa dell’amministrazione finanziaria.
La definizione dell’invito al contraddittorio si realizza con l’acquisizione dell’assenso del contribuente e il pagamento delle somme dovute, entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione. Per ulteriori informazioni consultare la relativa scheda adempimento “Adesione all’invito al contradditorio”.
Attenzione: la possibilità di aderire, con conseguente riduzione delle sanzioni, esiste per gli inviti al contraddittorio in materia di imposte sui redditi, di imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette, notificati entro il 31 dicembre 2015

Avviso di accertamento

A partire dal 1° ottobre 2011 gli avvisi di accertamento diventano esecutivi
 
E’ l’atto mediante il quale l’ufficio notifica formalmente la pretesa tributaria al contribuente a seguito di un’attività di controllo sostanziale.
L’avviso di accertamento deve essere sempre motivato, a pena di nullità, e deve indicare:
gli imponibili accertati e le aliquote applicate
le imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d'imposta
l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni nonché il responsabile del procedimento
le modalità e il termine del pagamento
l’organo giurisdizionale al quale è possibile ricorrere.
Il contribuente che riceve un avviso di accertamento ha l’opportunità, se rinuncia a presentare ricorso, di ottenere una riduzione delle sanzioni.
L’accettazione dei contenuti dell’atto ed il pagamento delle somme dovute, giuridicamente definita “acquiescenza”, comporta infatti la riduzione delle sanzioni amministrative irrogate, sempre che il contribuente:
rinunci a impugnare l’avviso di accertamento
rinunci a presentare istanza di accertamento con adesione
provveda a pagare, entro il termine di proposizione del ricorso, le somme complessivamente dovute tenendo conto delle riduzioni.
Un’altra azione che il contribuente può intraprendere dopo aver ricevuto la notifica di un avviso di accertamento non preceduto dall'invito al contraddittorio, è la richiesta all'ufficio dell’Agenzia delle Entrate della formulazione della proposta di accertamento con adesione (in questo caso, a seguito del contraddittorio e della definizione della pretesa tributaria, le sanzioni si applicano nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge).
L’esecutività degli avvisi di accertamento
A partire dal 1° ottobre 2011 gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate diventano esecutivi (legge n. 111 del 15 luglio 2011).
L’accertamento esecutivo a cosa si applica e a cosa non si applica - ppt
 
Come previsto dall’art. 29 del decreto legge n. 78/2010, gli avvisi devono contenere l’intimazione ad adempiere - entro il termine di presentazione del ricorso - all’obbligo di pagare gli importi in essi indicati o un terzo delle maggiori imposte accertate - a titolo provvisorio - nel caso in cui si decida di ricorrere davanti alla Commissione tributaria.
L’intimazione ad adempiere al pagamento dovrà essere contenuta anche nel connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni e negli atti emessi successivamente, in tutti i casi in cui siano rideterminati gli importi dovuti.
Gli avvisi di accertamento diventano esecutivi decorso il termine utile per la proposizione del ricorso e devono espressamente riportare l’avvertimento che, trascorsi 30 giorni dal termine utile per il pagamento, la riscossione delle somme richieste sarà affidata agli agenti della riscossione.
In pratica, si concentra nell’avviso di accertamento la qualità di titolo esecutivo e si passa dalla riscossione con emissione del ruolo e della cartella di pagamento a una procedura che non prevede più la notifica della cartella.
Per aiutare i contribuenti a prendere familiarità con il nuovo meccanismo degli “avvisi di accertamento esecutivi”, l’agente della riscossione, con raccomandata semplice o posta elettronica, informa il debitore di aver preso in carico le somme per la riscossione. L’informativa, che riguarda solo la circostanza dell’affidamento in carico e prescinde da ogni riferimento al contenuto sostanziale dell’atto, non sarà, naturalmente, inviata nel caso di fondato pericolo per la riscossione.
Attenzione:
l’esecuzione forzata è comunque sospesa per legge per un periodo di 180 giorni dall’affidamento in carico agli agenti della riscossione dell’atto, senza che sia richiesto al contribuente alcun adempimento. La sospensione non si applica con riferimento alle azioni cautelari (ipoteca e fermo) e conservative e ad ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore. Inoltre, non opera in caso di accertamenti definitivi, anche in seguito a giudicato, nonché in caso di recupero di somme derivanti da decadenza dalla rateazione.
Se esiste un giustificato pericolo per il positivo esito della riscossione, trascorsi 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento e del provvedimento di irrogazione delle sanzioni, l’esazione delle somme in essi indicate potrà essere affidata agli agenti della riscossione anche prima del decorso dei termini previsti nel loro ammontare integrale comprensivo di interessi e sanzioni.
Attenzione:
gli avvisi di accertamento interessati dalle nuove disposizioni sono quelli relativi ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 e successivi.
 

PROCESSO VERBALE  DI CONSTATAZIONE 

Processo verbale di constatazione
In caso di verifica fiscale presso la sede del contribuente, l’attività di controllo svolta dagli uffici dell’Agenzia o dalla Guardia di finanza si conclude con la consegna di un processo verbale di constatazione (pvc) in cui sono indicate le eventuali violazioni rilevate e i relativi addebiti.
Il contribuente destinatario di un processo verbale di constatazione relativo a violazioni in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto, atto non impugnabile autonomamente, può accelerare la definizione della contesa attraverso l’istituto dell’ (“adesione al processo verbale di constatazione”), introdotto dal decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Se il contribuente esercita questa facoltà, ha diritto:
alla riduzione a 1/6 delle sanzioni (cioè alla metà della misura prevista nell’ipotesi di accertamento con adesione)
al pagamento rateizzato delle somme dovute senza dover prestare alcuna garanzia.
Attenzione: la possibilità di aderire, con conseguente riduzione delle sanzioni, esiste per i pvc in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto, consegnati entro il 31 dicembre 2015
 

L’istanza di reclamo in agenzia delle entrate prima del ricorso in Commissione Tributaria Provinciale

 
Se il contribuente ritiene illegittimo o infondato un atto emesso nei suoi confronti dall'Agenzia delle Entrate, può servirsi dell’istituto della Mediazione tributaria, procedimento obbligatorio introdotto dall'art. 39, c.9, del DL n. 98/2011 aggiornando così il D. Lgs. N. 546/1992 con l’introduzione dell’art. 17 bis. 
La mediazione insieme al Reclamo, costituiscono i nuovi strumenti deflativi del contenzioso tributario da attuare per agevolare la risoluzione delle controversie tributarie senza ricorrere al giudice competente, tenendo conto degli orientamenti giurisprudenziali già emessi in precedenza.
La mediazione tributaria può essere applicata alle controversie di valore non superiore a 20.000 euro, relative a tutti gli atti impugnabili elencati dall'art. 19 D.lgs. n. 546/92, emessi dall’Agenzia delle entrate e notificati a partire dal 1° aprile 2012.
 
Il valore della controversia di ogni atto impugnato è dato dall’importo del tributo contestato, al netto di interessi, sanzioni e oneri accessori. In caso di impugnazione esclusivamente di atti di irrogazione delle sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste.
 
Ma la novità insita nel nuovo art. 17-bis riguarda la fase contenziosa e non quella accertativa. Difatti viene dato ampio risalto alla nuova “mediazione tributaria”, che è assolutamente facoltativa e molto meno al “reclamo” che è invece obbligatorio e condizione dal 2014 di procedibilità del ricorso. Il reclamo stesso “può contenere una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell'ammontare della pretesa”.
 
Facendo un riepilogo, le controversie ammesse alla nuova procedura del reclamo/mediazione devono avere queste caratteristiche:
1. data di notifica dal 1° aprile 2012
2. tipologia dell’atto impugnato come elencato dall’art. 19, c. 1, D. Lgs. 546/1992
3. Agenzia delle Entrate come ente impositore che ha emesso l’atto
4. valore della lite fino a 20.000 euro.
 
Il contribuente deve obbligatoriamente chiedere l’assistenza tecnica in contenzioso di un difensore abilitato se il valore dell’atto impugnato supera i € 2.582,28.
 
L’istanza di reclamo va notificata alla Direzione Regionale o Provinciale o al Centro operativo dell’Agenzia delle Entrate competenti oppure all’Ufficio Provinciale che ha emanato l’atto, con le modalità e nei termini previsti per il ricorso tributario (entro 60 giorni dalla notifica dell’atto). Al decorso di questo termine si applica una sospensione feriale che per legge va dal 1° agosto al 15 settembre.
 
Nel caso in cui, sempre per lo stesso atto, si vagli la possibilità di presentare un’istanza di accertamento con adesione, il termine per la proposizione dell’eventuale successiva istanza di reclamo è sospeso per un periodo di novanta giorni, termine che decorre dalla data di presentazione da parte del contribuente dell’istanza di accertamento con adesione.
 
All’istanza di reclamo da notificare, deve essere allegata copia dei documenti che si intende depositare in giudizio insieme al ricorso, unita alla copia dell’atto impugnato e dei documenti già in possesso dell’ufficio. Ciò è in netto contrasto con quanto stabilito dallo Statuto dei diritti del contribuente il quale prevede che non possono essere richiesti documenti o informazioni già necessariamente in possesso dell'Amministrazione.
 
L’istanza di reclamo dovrà riportare gli stessi motivi inseriti nel ricorso e corredata, eventualmente, da una motivata e documentata proposta di mediazione riportante la rideterminazione dell’ammontare della pretesa. La mancanza dell’istanza di reclamo è condizione di improcedibilità (L. Stabilità 2014) del ricorso stesso in CTP e va proposta anche qualora sia stata precedentemente notificata un’istanza di accertamento con adesione.
 
Trascorsi 90 giorni dal ricevimento dell’istanza di reclamo da parte dell’Agenzia (a cui per espressa previsione normativa si applica la sospensione feriale dei termini), nel caso di rigetto dell’istanza oppure nel caso in cui il contribuente non voglia accettare la proposta dell’Ente finanziario, da quel momento inizia a decorrere il termine di trenta giorni necessari per la costituzione in giudizio del contribuente. 
 
La costituzione in giudizio avviene con il deposito presso la CTP del ricorso con l’istanza già notificata all’Agenzia delle Entrate, con le stesse modalità previste per il ricorso non preceduto da mediazione tributaria obbligatoria. All’atto del deposito del ricorso in CTP, dovrà essere pagato il contributo unificato che è differenziato in base al valore della controversia.
 
La Legge di Stabilità 2014 ha apportato profonde modiche all’istituto della mediazione tributaria. Ecco le nuove disposizioni:
 
    l’istanza di reclamo non è più condizione di ammissibilità del ricorso ma rileva come condizione di procedibilità dello stesso quindi solo dopo 90 giorni dal ricevimento dell’istanza da parte dell’Ufficio decorrono i termini previsti per il compimento degli atti processuali e per l’adozione dei provvedimenti giudiziali.
    durante il procedimento di mediazione ogni attività di riscossione è sospesa ed opera solo per le istanze proponibili. Se non vi è stata l’accoglimento dell’istanza o formalizzato un accordo di mediazione,  la sospensione viene meno  e  sono dovuti gli interessi previsti dalle singole leggi d’imposta. La sospensione viene meno anche qualora il contribuente deposita il ricorso prima dello scadere del termine di 90 giorni dalla presentazione dell’istanza.
    Le nuove disposizioni si applicano agli atti notificati dal 02/03/2014. Per espressa previsione normativa, il termine di 90 giorni va computato applicando le disposizioni sui termini processuali e quindi, diversamente dal passato, tenendo conto anche della sospensione feriale dei termini. Trovano, inoltre, applicazione tutte le disposizioni relative alla sospensione o interruzione dei termini processuali.
    la mediazione produce effetti anche in relazione ai contributi previdenziali e assistenziali la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi.
 
Al contribuente rimane sempre la possibilità di adire alle disposizioni “speciali” in materia di riscossione straordinaria.